NFT Musicali: cosa sono e cosa sapere

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La musica è forse la forma d’arte più completa, dal momento che consente di fare un percorso personale. Evoca ricordi, la associamo a momenti importanti delle nostre vite, al primo bacio come a uno scambio di vedute, magari diverse, oppure a una semplice gita con gli amici.

La musica è arte, questa la sua cifra caratteristica, tornata fortemente alla ribalta con la Digital Revolution: poteva forse uscirne indenne e incontaminata? Assolutamente no!

Gli NFT musicali rappresentano uno dei fenomeni più interessanti dell’epoca contemporanea nell’ambito culturale. Qualcosa dove la musica trova nuova visibilità e centralità proprio come opera d’arte, unica, irripetibile e persino esclusiva. In questo articolo vi raccontiamo qualcosa di più.

NFT e musica: come funziona

 Partiamo dal cercare di capire cos’è un NFT musicale. Il termine NFT è acronimo di non-fungible token e indica una sorta di “gettone” digitale che si trova conservato su blockchain: la tecnologia che permette di certificare la proprietà e l’autenticità di ogni opera d’arte digitale.
 
Un NFT musicale è quindi una creazione esclusiva fruibile nel circuito della specifica piattaforma virtuale, quella che ruota proprio intorno alla blockchain. Ogni NFT ha un contratto intelligente registrato nella blockchain, il quale stabilisce, sostanzialmente, l’unicità del singolo prodotto musicale. Pertanto, ogni opera è realizzabile in serie e secondo diverse soluzioni.
 
La blockchain è la tecnologia tipica delle criptovalute: è infatti tramite l’adozione di una specifica criptovaluta che avviene lo scambio di opere d’arte. Per acquistare gli NFT musicali è necessario disporre di un wallet: un portafoglio digitale dotato delle criptovalute tipiche di quella piattaforma.
 
La moneta virtuale più adoperata è Ethereum, ma i pagamenti possono essere realizzati anche con carta di credito. Attivare un wallet non è difficile; è sufficiente scaricare il software apposito direttamente da Google Chrome, collegandolo al proprio profilo sulla piattaforma.
 
Ogni NFT musicale presenta un duplice certificato di autenticità, quello per chi l’ha ideato e quello per chi l’ha acquisito. Non ci sono dubbi in merito sulla proprietà fisica e su quella intellettuale. Un sistema che dà adito anche alla prevenzione di eventuali truffe.
 

Molti artisti si sono affidati a questo sistema

 Gli NFT musicali sono stati capaci di rispondere ad alcune delle questioni centrali della contemporaneità per chi lavora proprio nella musica:
 
  • Gli introiti sono potenzialmente diminuiti e non poco per gli artisti, soprattutto per quelli che non sono annoverati nella categoria big. Basti pensare che per ogni stream Spotify paga 0,003 dollari. Non stupisce che sia solo lo 0,02% dei performer ad avere guadagni che superino i 50.000 dollari l’anno. Per raggiungere questo risultato ci vuole un audience e una popolarità davvero notevole.
  • Ad avere il controllo completo sulle proprie opere sono solo i grandi artisti. Tutti gli altri si trovano costretti a fare compromessi e, di conseguenza, a limitare la propria creatività, persino la propria identità personale.
  • A incidere sugli introiti dei musicisti è stato in maniera decisiva il crollo del mercato dei cd, il quale garantiva importi fissi anche importanti per i musicisti.
  • Con la pandemia sono diminuiti fortemente gli eventi: molti musicisti si sono trovati così privi di un reddito, in maniera piuttosto veloce. Una situazione che sta vedendo una ripresa costante, fortunatamente.
Non stupisce, quindi, che gli artisti che si trovino a realizzare NFT musicali siano in aumento. Un fenomeno che riguarda anche quelli più affermati, capaci di cavalcare un trend di successo dimostrandosi al passo con i tempi.
 
Alcuni nomi? Ve li facciamo subito. Tra gli italiani vi segnaliamo Davide Dileo (meglio noto come Boosta dei Subsonica) e Morgan. Tra i big internazionali, un nome che ha fatto scalpore è quello di Eminem, rapper di fama mondiale.
 

NFT musicali: vantaggi e svantaggi

Gli NFT musicali presentano molteplici vantaggi, generando nuove opportunità per gli artisti emergenti. Un sistema attraverso il quale farsi conoscere e notare, anche da personaggi importanti e perciò in grado di dare ulteriore visibilità anche nel mondo reale, non solo in quello virtuale.
 
Farsi conoscere non è semplice, d’altro canto. Si tratta, infatti, pur sempre di un mare pieno di pesci, potremmo dire, e a essere reclamate con maggiore tono vocale sono le opere proprio di chi è già conosciuto. Essendo, tuttavia, il sistema che ruota intorno alla blockchain per sua natura decentrato e paritario, le occasioni decisamente non mancano. Non solo, proprio in virtù di una community ampia e improntata alla condivisione sono maggiori le opportunità di realizzare partnership con chi è già affermato.
 
Per gli artisti che appartengono al mondo dei big, invece, gli NFT musicali rappresentano indubbiamente un nuovo mercato, tutto da scoprire e persino valido per rilanciarsi. Un modo per riprendere un filo del discorso che si è per molti interrotto con la pandemia, ma anche, in alcuni casi, a causa di un periodo di blocco creativo.
 
La blockchain è ancora giovane, nella sua introduzione. I suoi meccanismi sono ancora da definire e in corso di valutazione: è un mercato più fluttuante di quello tradizionale, in cui rimane sempre difficile riuscire a ricavare un reddito quando non si è già dell’ambiente.

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