Tassazione criptovalute Svizzera: cosa sapere

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Tassazione criptovalute Svizzera: cosa sapere

Di recente si è tornato a parlare di criptovalute, stimolati dai suoi andamenti in borsa e dal bisogno degli investitori di conoscere bene il mercato in cui andare a finanziare. Uno degli argomenti caldi degli ultimi tempi, in questi termini, riguarda la Svizzera e le sue politiche di tassazione in merito alle crypto.

Ciò che emerge è il fatto che i paesi mondiali adottano approcci anche molto diversi tra loro: ad esempio, in Cina e India il mercato delle criptovalute è stato addirittura vietato.

La Svizzera, in particolare, è un tema così discusso, nel contesto corrente, perché è stata considerata una sorta di paradiso fiscale, insieme ad altri pochi eletti, con una tassazione pari a zero per le cripto-entrate e nessuna imposta sulla vendita.

Nell’articolo che segue approfondiremo quindi quali sono le politiche fiscali specifiche di questo paese, così da dare possibilità alle persone di muoversi in questo territorio con consapevolezza.

Le linee guida svizzere sulla regolamentazione

Il panorama delle criptovalute sta avendo un’evoluzione complessa e rapida, cosa che ha portato ovunque il bisogno di una regolamentazione e, soprattutto, alla creazione di una solida base giuridica.

In primo luogo, la protezione degli investitori emerge come una priorità, considerando le oscillazioni frequenti delle criptovalute e la potenziale esposizione a rischi maggiori rispetto agli investimenti tradizionali.

La regolamentazione mira quindi a garantire che le aziende e le piattaforme operanti nel settore rispettino standard specifici, assicurando trasparenza e sicurezza per chi decide di affidarsi a loro.

Inoltre, la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo emerge come un obiettivo chiave della regolamentazione svizzera.

Date le caratteristiche pseudonime delle criptovalute, la tracciabilità delle transazioni risulta più elevata rispetto alle transazioni in contanti, contribuendo efficacemente a contrastare attività illegali.

Un altro aspetto fondamentale è la creazione di certezza giuridica, particolarmente importante dal momento in cui le criptovalute e la tecnologia blockchain sono nuove e complesse dal punto di vista legale.

La regolamentazione svizzera quindi si propone di fornire una base giuridica chiara, garantendo certezza del diritto per aziende, investitori e consumatori, contribuendo così a mitigare l’incertezza che circonda questo settore emergente.

Basandosi sul “principio della neutralità tecnologica”, la Svizzera regolamenta perciò le attività svolte con l’ausilio della tecnologia anziché la tecnologia stessa, garantendo che le cripto-attività siano soggette alle stesse regole valide per i valori in denaro reali.

Si tratta di uno dei pochi paesi che, con un ecosistema fintech e blockchain in crescita, ha creato un quadro normativo che promuove l’innovazione senza compromettere l’integrità e la sicurezza finanziaria.

Autorità regolamentari in Svizzera

In Svizzera, la regolamentazione delle criptovalute è affidata a diverse autorità, con il Parlamento e la FINMA (Autorità di vigilanza sui mercati finanziari) al centro di questo intricato quadro normativo.

Quest’ultima, istituita nel 2009 con un’ampia autonomia conferita dal Parlamento, rappresenta l’autorità suprema di vigilanza sui mercati finanziari. Il suo ruolo abbraccia la sorveglianza e la regolamentazione degli istituti e dei servizi finanziari, compresi quelli operanti nel campo delle criptovalute e della tecnologia blockchain.

Il suo funzionamento si basa su un’indipendenza tripartita: istituzionale, funzionale e finanziaria. Dotata di personalità giuridica propria, gode di un’autonomia che garantisce l’assenza di direttive politiche esterne sulla sua attività di vigilanza.

L’indipendenza funzionale si traduce invece nell’assenza di interferenze politiche, ma con una piena integrazione nel sistema politico-statale svizzero, soggetta alla vigilanza parlamentare.

Quella finanziaria, infine, si concretizza nel finanziamento tramite tasse di vigilanza e emolumenti, garantendo una gestione responsabile e trasparente delle risorse.

La FINMA, nel suo mandato, si impegna a tutelare i clienti del mercato finanziario e a salvaguardare il buon funzionamento dei mercati, adottando un approccio orientato al rischio che contribuisce a consolidare la fiducia nella piazza finanziaria svizzera.

Oltre a questo ente primario, un’altra grande fetta di responsabilità ce l’ha anche la Banca nazionale svizzera (BNS), in quanto, benché non abbia un potere normativo diretto sulle criptovalute, contribuisce alla stabilità finanziaria del Paese e monitora da vicino gli sviluppi del mercato.

Cosa dice la legge svizzera

La Svizzera si posiziona all’avanguardia della regolamentazione delle criptovalute attraverso la recente implementazione della legge federale sull’adeguamento del diritto agli sviluppi della tecnologia di registro distribuito (TRD), che ha mirato a modificare dieci leggi federali.

Entrata in vigore il 1° agosto 2021, questa normativa rappresenta un passo avanti significativo nel mondo innovativo delle blockchain e delle criptovalute, progettata per creare un ambiente legislativo favorevole alle imprese e per agevolare la loro adozione.

Si trattano, in altri termini, di sistemi che oltre agli intermediari finanziari, possono coinvolgere altre imprese e individui, aumentando la partecipazione al commercio di valori mobiliari TRD.

La normativa moderna della Svizzera in materia di blockchain e TRD la posiziona tra i pionieri a livello internazionale, garantendo così una maggiore certezza del diritto in caso di insolvenza e consolidando ulteriormente il suo ruolo nel disciplinare le tecnologie innovative del mercato finanziario.

In particolare, una delle modifiche cruciali introdotte riguarda la “separazione dei valori patrimoniali crittografici in caso di fallimento”, che implica la possibilità di isolare le cripto-attività di entità insolventi o individui in situazioni di fallimento, affrontando le sfide legate all’identificazione e gestione di valori patrimoniali digitali in tali circostanze.

Criptovalute tasse Svizzera: come funziona?

La tassazione criptovalute in Svizzera è un processo influenzato da diversi fattori, tra cui il tipo di cripto-attività, il termine di detenzione, la destinazione d’uso e la natura delle transazioni.

In linea generale, però, gli utili e le perdite di capitale derivanti da transazioni non di carattere commerciale sono esenti da imposte, mentre il possesso di cripto-attività come i bitcoin è soggetto all’imposta sulla sostanza e deve essere dichiarato nel patrimonio.

Tuttavia, il reddito commerciale legato a transazioni, mining o altre attività con criptovalute è soggetto all’imposta sul reddito. La documentazione accurata di tutte le transazioni è fondamentale per compilare correttamente la dichiarazione fiscale e dimostrare l’origine del patrimonio.

Per quanto agevolato, risulta ugualmente complesso ed è per questo consigliabile consultare esperti fiscali o specialisti di criptovalute per comprendere e rispettare i requisiti specifici.

Inoltre, c’è da sottolineare che la Svizzera si distingue per aver creato fin dall’inizio un quadro giuridico per i valori patrimoniali digitali, mentre l’Europa ha recentemente adottato il regolamento MiCA.

Questo è utile e utilizzato per uniformare le norme nel commercio di cripto-attività nell’UE, prevedendo registrazioni obbligatorie e regolamentazioni per gli operatori di servizi di cripto-attività.

Token di pagamento: cosa sono e tassazione

All’interno del vasto panorama delle cripto-attività, per riuscire a comprendere adeguatamente il funzionamento delle tassazioni, è fondamentale comprendere la classificazione basata sulla loro funzione economica e sulla presenza o meno di “collateral”.

Tra le categorie più rilevanti, spiccano i “token di pagamento” (payment tokens), che fungono da mezzi di scambio digitale per beni e servizi, esemplificati da bitcoin e litecoin.

Al contrario, i “token di utilità” (utility tokens) offrono diritti amministrativi o licenze d’uso, come l’accesso a piattaforme o network specifici. Parallelamente, i “token di sicurezza” (security tokens) sono detenuti a fini di investimento e sono trasferibili su piattaforme dedicate.

Ulteriormente, emerge una categoria recente, i “non-fungible token” (NFT), token unici destinati a rappresentare asset digitali o certificare la proprietà di beni fisici reali.

Inoltre, nell’ambito delle criptovalute, vanno considerate le Central Bank Digital Currency (CBDC), monete digitali emesse dalle banche centrali, che consentono scambi decentralizzati tramite trasferimenti peer-to-peer.

È importante conoscere la differenza tra questi token e il loro utilizzo, in quanto vanno incontro a imposte diverse a seconda del paese. In Italia, ad esempio, i token di pagamenti sono soggetti all’imposta sostitutiva con aliquota al 25%, mentre sono proprio questi che in Svizzera non vengono sottoposti né alla tassa d’emissione, né a quella di negoziazione.

Per conoscere bene il funzionamento dei token e delle criptovalute, dal punto di vista fiscale, resta un buon consiglio quello di rivolgersi a un esperto che sarà sempre aggiornato sui cambiamenti in merito e saprà consigliare per il meglio. 


Per ulteriori informazioni relative alla tassazione delle criptovalute, è possibile chiedere supporto a Crypt&Co.

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